venerdì 30 dicembre 2016

Il mio gran (VAFFANCULO al) 2016

Iniziamo dalle cose importanti: non ho ancora cambiato URL del blog. Perché?
Perché quando cambierò l’URL farò anche il famoso restyling del blog, ma la mia nuova testata commissionata tempo fa a una mia amica non è ancora arrivata. Per essere ottimista potrei dire che arriverà al più presto alla fine di Gennaio. Al più tardi… mai.

Del resto è stato un bene che la testata non fosse pronta finora, perché il restyling del blog non sarà solo estetico ma ho intenzione di cambiare tante altre cose che vi saranno svelate in seguito e sicuramente non ero pronta a un cambiamento del genere, anche se ancora non lo sapevo quando ho scritto il mio ultimo post. 

Scrivo questo post adesso, perché le tre di notte del 30 Dicembre sembrano un buon momento per farlo. Scrivo questo post di sana pianta, dopo averlo scritto altre 9 volte e non averlo mai pubblicato, perché tutte le cose che devo dire sono troppe, davvero troppe e un post solo non mi bastava. Ne ho scritti tanti, il primo alla fine di Agosto: si chiamava "Una Nuova Era" ed era il post in cui parlavo di come tutto sarebbe cambiato da quel momento in poi, della nuova era di Alic is here!. 
Ne ho scritti altri otto e ho ricominciato a tenere un diario, perché lo scrivere post non mi bastava. soprattutto perché i post sono nati per essere letti, un diario no. 
Ma tanto, scrivo questo post come scriverei una pagina di diario, quindi fa lo stesso. Scrivo questo post, ignara di cosa ne verrà fuori, perché ho messo la mia playlist preferita di musica triste e se non scrivo immediatamente tutto quello che mi passa per la testa non finirò mai di piangere. Ho letto un po' di "Guerra e pace" due ore fa, per cercare di distrarmi, di liberare la mente, di dimenticare tutto e perdermi nei lunghissimi periodi di Tolstoj e nelle sue parole che sono sempre tante ma non sono mai abbastanza. 
Però non è servito. E allora, quando ho sentito come al solito l'impulso di dissolvermi in aria, mi sono messa a scrivere. Il caso vuole che sia proprio il giorno adatto per pubblicare il post sul 2016, quindi eccomi qui. 
Cosa voglio scrivere in questo post? Tante, troppe cose. Il mio cervello è silenzioso, eppure esplode per le troppe parole che ha bisogno di farmi dire. 
Il post sul 2016 doveva avere una struttura ben precisa, proverò ad attenermi a quello che avevo pensato, ammesso che il fiume di parole nella mia testa rallenti il suo flusso. E, se non l'ho detto prima, questo sarà un post lungo. Forse il più lungo della storia del blog. 
Iniziamo parlando del blog. Il mio 2016 comprende, contando anche questo, 7 post. SOLO 7 post, che sono più o meno uno ogni due mesi. Non solo: il mio primo post dell’anno è il post sulla serie TV di Shadowhunters su cui avevo un milione di aspettative ma che infine mi ha fatto schifo. Tanto. E non per gli attori, che sono fantastici sia nei ruoli che interpretano sia singolarmente da quanto ho potuto vedere sui vari social, ma per la storia e un altro milione di cose che andrebbero specificate in un post lungo mille pagine. Altri due post dei 7 famosi sono post di avviso di assenza, quindi in verità non parlano di niente. Quindi potremmo ridurre il numero a 4-5.
Continuiamo parlando del mondo. Da annoverare nella lista delle sciagure che hanno colpito il mondo quest’anno abbiamo terremoti e attentati terroristici che hanno condotto a un’infinità di morti, la Brexit in Inghilterra con tutto quello che ha comportato, la gente sui social che aveva da esprimere la sua opinione sulla Brexit, la morte di: David Bowie, Alan Rickman, Umberto Eco, Harper Lee, Prince, Giorgio Albertazzi, Carlo Azeglio Ciampi, Bud Spencer e, (per concludere un anno di merda) Corrie Fisher; l’uscita di tormentoni come “Andiamo a comandare” e la PPAP, l’uscita de “La Maledizione dell’Erede”, i jeans finti talmente pieni di buchi che mi chiedo sul serio per quale ragione la gente si disturbi ad indossarli e dopo la già citata Brexit, l’elezione di Donald Trump come presidente degli USA, e noi italiani, che in queste situazioni non sappiamo mai starcene buoni e zitti, non siamo certo stati da meno e abbiamo dato il nostro contributo con la vittoria del NO al referendum costituzionale. E forse sarebbe il caso di citare l’invasione a livello mondiale delle cosplayer di Harley Quinn dopo l’uscita di Suicide Squad.
Questa lista anche un po’ umoristica è, secondo me, un buon riassunto anche se molto approssimativo dei tanti disagi che abbiamo vissuto nel 2016, la maggior parte dei quali, purtroppo, destinati a portare le proprio conseguenze nel 2017. 
Classificando il 2016 come uno degli anni più distruttivi per il mondo, almeno da quando io sono diventata capace di intendere e di volere, veniamo adesso a parlare di me. Il mio fiume di parole scorre nella testa al suono delle note di Almost Blue. 
Onestamente non so da dove cominciare. 
Forse occorre cominciare dal 25 Dicembre del 2015. Un po' troppo indietro, penserete, invece no, perché è stato in quel giorno che ho scritto il post in cui ho maledetto il 2015, classificandolo come il peggiore anno mai vissuto a livello personale. 
Piccola ingenua me: il meglio doveva ancora venire. 
2016, l'anno peggiore di tutta la mia vita. Ho scoperto che l'essere umano non si disidrata poi così facilmente: con tutte le lacrime che ho versato quest'anno, che hanno doppiato se non oltre quelle che avevo versato l'anno scorso, non mi sono ancora dissolta in uno sbuffo di cenere... purtroppo, per fortuna, non lo so, ma più di una volta, mentre mi disperavo nel tentativo di contenere i singhiozzi, ho tentato proprio di fare quella fine lì. Piangere al punto di non essere più in grado fisiologicamente di produrre lacrime. 
Comunque, non è successo. Così ho potuto ripetutamente inondare il mio cuscino. 
Quest'anno per me è iniziato con la consapevolezza di aver mandato il primo semestre del primo anno di università a puttane. Lo so che questa storia l'avete già sentita, ma il VAFFANCULO nel titolo non è scritto tutto maiuscolo a caso. 
In parte è stata colpa mia, diciamo il 90%. Il 10% invece, è stata colpa dei professori che ho avuto, e del fatto che ho passato le prime 3 o 4 settimane di lezione a combattere per ottenere un posto per terra. Dopo questa consapevolezza è arriva la sessione, che come sapete è andata male. E qui, la colpa è al 100% mia. Della mia pigrizia, della mia demotivazione, della mia inesistente forza di volontà, alla cui assenza sono così assuefatta, dopo 20 anni, che a volte mi dimentico di questo vuoto. Poi è colpa del fatto che l'università è dura, che sei da solo, e che soprattutto, sei solo un povero palle di cui non frega nulla a nessuno. 
Crescendo in realtà piccole qualche definizione te la porti sempre appresso. Io sono stata per un bel po' una secchiona. Per qualche anno l'appellativo mi stava anche bene, gli anni in cui ho imparato di più, gli anni in cui ho capito chi sono. Poi però, ho vissuto di rendita. Certo mi spaccavo sui libri giorno e notte senza la possibilità di crearmi una vita, ma se anche un giorno andava male, avevi sempre i precedenti infiniti giorni in cui le cose erano andate bene. Se anche smettevi di studiare perché ti stufavi, come ho fatto alla fine, la sufficienza era una certezza, sempre. L'università è un mostro che ti divora l'anima solo per un 18 dopo che hai bocciato dieci esami. 
Ho iniziato l'anno con una motivazione che è durata più o meno due nanosecondi. Poi si è dissolta. La mia autostima era in frantumi, le mie certezze erano crollate. Per un po' ho tenuto duro, grazie anche all'inizio delle lezioni. Ma poi è arrivata la sessione estiva, il primo esame passato e poi di nuovo il buio. Nei tre mesi del secondo semestre, l'insonnia che mi perseguita dall'anno scorso si era un po' attenuata, anche se poco. Poi è tornata. 
Non posso dire di aver mai avuto un buon rapporto col sonno, fin da neonata odiavo dormire. Forse ho dormito bene solo finché in quarta elementare non ho scoperto i libri. Da lì in poi, il sonno ha rappresentato solo e soltanto un nemico, qualcuno che veniva a privarmi della cosa che amo di più al mondo. Poi sono arrivate le medie e ho iniziato a capire che senza dormire era piuttosto difficile studiare, ma non ho mai sopportato la routine, quelle cose di svegliarsi sempre alla stessa ora, andare a dormire sempre alla stessa ora, dormire almeno 8 ore a notte... C'erano persone, là fuori nel mondo, in grado di dormire solo 4 o 5 ore per notte, e io perdevo ogni giorno, 4 ore in più di loro in quella cosa inutile chiamata dormire. In 4 ore si può fare qualunque cosa. Perché loro si e io no? Perché io dovevo perdere ogni notte 4 ore in più degli altri? 
Allo stesso tempo però la mattina è sempre stata un incubo. Perché la sera, andare a dormire, sembrava un attentato. La notte è sempre stata il mio habitat, il momento in cui tutti sono incoscienti, e la mia anima solitaria gioiva di questo momento e non voleva rinunciarci. Ho passato notti in bianco infinite, a leggere libri che ora sono pezzi di me, a guardare serie tv che ancora oggi mi emozionano, a piangere ore interminabili dopo la fine di un anime troppo bello per essere descritto a parole. E mi stava bene, perché ero io a sceglierlo, ero io ad odiare il sonno, ero io ad essere, consapevolmente, un animale notturno. 
Ma quest'anno no. 
Quest'anno non si è trattato di scegliere di restare sveglia a leggere, o a guardare serie TV o a guardare anime: quest'anno si è trattato di essere stanchi e una volta al letto disperarsi perché non riesci a prendere sonno, si è trattato di toccare il cuscino esausta e iniziare automaticamente a piangere perché il cuscino riscuoteva tutte le mie ansie, tutte le mie insicurezze, tutte le mie angosce e vergogne, le concentrava in una bomba e me le spediva sotto forma di lunghissime e infinite crisi di pianto che solo all'alba si placavano e mi concedevano finalmente il sonno che non era mai ristoratore. E al mattino, dopo una notte del genere, con un'assenza cronica di forza di volontà pensare di alzarsi era impossibile. Per cosa poi? Al suono della sveglia la mia mente si destava (il mio corpo no) e iniziava a figurarsi la giornata che aveva innanzi: e ogni volta, a ogni singolo suono della sveglia, non c'era mai UNA sola ragione che mi spingesse e lasciare il letto. 
Per giorni e giorni ho passato tutto il mio tempo sul letto. Se non dormivo mi sparavo qualche stagione di Scrubs, mi drogavo di articoli motivazionali su internet, cercavo trucchi e magie che potessero fare in modo che cambiassi vita e minuto dopo minuto, la mia vergogna verso me stessa aumentava, la mia autostima sprofondava sempre più. A sera mentivo a chi mi chiedeva che avevo fatto. 
Quando qualcuno mi chiedeva come stavo rispondevo "bene", perché sforzandomi, le crisi iniziavano e finivano nel letto, prima di addormentarmi. Vivevo la mia vita come meglio potevo, mentivo per non sentirmi dire "non hai forza di volontà" o per non far preoccupare la gente intorno a me. Mentivo per non essere sempre la solita che si lamenta 24 ore al giorno della sua vita e parla solo di se. Mentivo perché la mia famiglia non aveva certo bisogno di preoccuparsi anche delle mie seghe mentali. Sono andata avanti così, guardando Scrubs, spulciando tutto l'internet, ascoltano i migliori discorsi di Les Brown, iscrivendomi alle newsletter di siti di self-improvement, scrivendo sulla carta la mia nuova routine, bellissima e perfetta che già sapevo non avrei mai potuto ottenere, mi drogavo come meglio potevo di tisane rilassanti prima di toccare il letto, nella speranza di dormire. Meditavo, spegnevo i dispositivi elettronici due ore prima di dormire, facevo tutto il necessario per dormire, ma non dormivo. Le mie coinquiline ci scherzavano su perché mi avevano conosciuto quando non dormivo per scelta e non si rendevano conto che a ogni battuta io mi sentivo sempre peggio. 
Ma non era solo lo stare male in sé, era la consapevolezza che fosse tutta colpa mia. Che stessi male solo perché non avevo e non avevo mai avuto forza di volontà, che stessi male perché mi sentivo una fallita, che stessi male perché nei miei milioni di paradossi non riuscivo a trovare neanche mezza certezza a cui aggrapparmi, neanche un punto intorno a cui far gravitare tutto il resto, niente di certo. 
E allo stesso tempo c'era il circolo vizioso secondo cui mi sentivo una fallita perché non riuscivo ad avere la volontà neanche di alzarmi dal letto al mattino, e quando non mi alzavo mi sentivo un'inetta, e la notte non dormivo perché avevo le mie solite crisi, e la mattina non mi alzavo perché non c'era mai una buona ragione per farlo e così via. E quando provavo ad accennare qualcosa alle persone intorno a me diventavano improvvisamente tutti saggi esperti di chissà cosa, tutti pronti a giudicare e/o a dire che avevano capito qual era il mio problema, che dovevo solo fare così o fare cosà, o che dovevo solo aver forza di volontà. Ma non era neanche per questo, era per la vergogna che provavo verso me stessa che tutto questo restava chiuso e sigillato nel mio cuore di metallo. Era per il senso di colpa di "stare male" senza una ragione quando la mia vita è fantastica e ci sono miliardi di persone che stanno peggio di me, era per la certezza che se stavo male era solo colpa mia. 
Alla fine, però non ce l'ho fatta più. Dopo 7 mesi di vita di merda sono andata dalla mia dottoressa accennandole il mio problema con il sonno: in fondo, mi sembrava quello il punto di partenza, anche perché la vita e l'università andavano avanti che io stessi male o meno, e non avevo tempo di prendermi un periodo di pace in cui analizzare la mia situazione, fuggire in un luogo isolato ed eremitico e passare almeno un mese in solitudine senza vedere ne sentire nessuno solo a meditare e a trovare quella maledetta forza di volontà che fin da quando sono nata, qualcuno ha dimenticato di darmi. 
Ma la cura non ha fatto effetto, ed abitare a Pisa avendo una dottoressa che fa ambulatorio a Volterra nei giorni in cui hai lezione non è una cosa semplice. Ho lasciato stare. Poi, a Ottobre, non ce l'ho fatta più di nuovo, mi sono alzata dal letto alle 7 senza aver chiuso occhio neanche un secondo e sono tornata dalla mia dottoressa, le ho spiegato la situazione e lei mi è piombata tra capo e collo con una diagnosi che mi ha spiazzato completamente dal mondo: depressione. 
E fu così che, dopo aver iniziato a odiare ogni contatto umano, dopo aver iniziato a ignorare i miei amici, dopo essermi allontanata il più possibile senza destare sospetti, dopo essere stata dieci mesi a evitare contatti con chiunque, specialmente con gli sconosciuti, dopo essere inorridita per la totale mancanza di voglia nonché nausea all'idea di andare al Lucca comics, proprio io che lo aspettavo ogni anno in gloria (alla fine ci sono andata ovviamente, perché l'avevo promesso tanto tempo prima a mia sorella) ho fatto la mia prima visita psichiatrica. 
E da allora, sono in cura con gli anti depressivi più leggeri esistenti, perché io ancora stento a credere di essere effettivamente depressa e ci sono giorni in cui continuo a credere che sia solo colpa mia se sono stata male. Una prima cura per curare l'insonnia non ha funzionato mentre adesso, in teoria, la cura funziona. Questa notte è un'eccezione. 
Ho parlato al passato, ma questa crisi esistenziale non è ancora finita. Sto ancora male. 
Ovviamente molto meno, non avevo più crisi di pianto da quasi un mese ormai, ed era un grande traguardo, ma questa notte ormai è andata così. 
Ad oggi, ancora non sono riuscita a parlare con nessuno della mia così detta depressione, se non con il mio psichiatra che è la persona più adorabilmente adorabile di questo mondo. 
Ogni volta immagino la pietà negli occhi della gente, o l'indifferenza, o chissà cosa, ci vedo rispecchiata la mia vergogna e non ne parlo. 
Le persone con cui ho provato a parlarne mi hanno deluso. Sono sicura di stare facendo un torto alle persone che ci tengono a me, e che vorrebbero aiutarmi ma sono sempre io, non ce la faccio proprio a chiedere aiuto. Non ce la faccio proprio a mettermi a raccontare la mia vita del cavolo. Sto zitta e continuerò a stare zitta, chiedo scusa a chi, se gli avessi fatto intuire qualcosa, mi avrebbe aiutato, ma se avessi voluto aiuto da una qualunque tra le persone che conosco l'avrei chiesto. 
Non ho voluto parlare con nessuno e non voglio parlare con nessuno. Voglio scrivere, perché scrivere mi libera della fiumana di parole che mi scorre nel cervello e non devo aspettare gli interventi del mio interlocutore. Scrivo perché quando scrivo ci sono solo io. Io e le parole che mi investono come un treno in corsa. 
In questa crisi esistenziale ho cercato di ritrovare me stessa in tanti modi: ho riletto tanti libri che avevo dimenticato di amare, ho guardato e pianto per Scrubs non so quante volte ormai, ho riletto tutti i miei post. Dal primo all'ultimo. Ho riletto le Cronache del Mondo Emerso, perché non tanto per il libro in sé, ma per il periodo in cui l'ho letto, forse, mi ha cambiato la vita. 
Mi sono accorta di alcune cose, in primo luogo del fatto che ci sono alcune persone di cui sento davvero la mancanza. Voi lettori del blog per esempio. Jaqueline è riemersa dopo tanto tempo grazie al cielo ma un miliardo di altri di voi sono scomparse. Ilia è tanto tempo che non frequenta più i blog, e scusandomi per il comportamento che ho avuto con Juss ho provato a scriverle un messaggio ma non ho avuto risposta. Immagino che siano entrambe arrabbiate con me e mi dispiace. 
Tohru ha eliminato il suo blog e non ho la minima idea di come fare a rintracciarla e a dirle che mi manca un sacco. Sheryl è scomparsa anche lei nella spirale infinita, così come Marten/Jordan/Kree che non sento da una vita ma che a rileggere i suoi commenti sui miei vecchi post mi manca un casino. Così un sacco di altre blogger che a lungo ho considerato mie carissime amiche e che a lungo mi hanno fatta sentire apprezzata con il loro commenti, sono scomparse. 
Ho riletto di quando io e An dovevamo incontrarci e non mi importa se tra 10 anni o tra 20 o chissà quando, ma deve succedere. Magari non ci sentiremo più, magari una delle due perderà la passione per la scrittura (ma sarà mai possibile?!) ma ci incontreremo. L'ho scritto. 
Ho riletto di quando ero veramente un calcio nelle ovaie, ho riletto di me come non mi ricordavo mai, post che a rileggerli ora vorrei tornare indietro e prendermi a pugni in faccia, e mi sono chiesta come, proprio a quel tempo, tante di voi perdessero tempo a leggere i post di una tale cretina. 
Ho riletto Cronache del Mondo Emerso e mi ha scosso di nuovo, anche dopo 8 anni. Ho riletto tanti tanti tanti libri che mi hanno di nuovo emozionato come non mai. Ho letto Io prima di te, e prima o poi vi scriverò anche la recensione, trovandolo bellissimo da così tanti punti di vista che mi sono quasi persa. 
Ho visto l'intera saga di Star Wars amandola fino alla follia, incapace di capire come avessi potuto vivere finora. Ho riletto i miei diari, che ho tenuto dalla seconda media fino a praticamente sempre, e ho riso di me, ma ho trovato la bambina che sono stata tanto tempo fa, ingenua e dolce sotto certi punti di vista. 
Ma niente di tutto questo, niente di tutto quello che ho fatto per ritrovare me stessa mi ha portato a capire chi sono io. 
Però in quest'anno, in quest'anno di merda, di vera merda, in quest'anno che vorrei cancellare dalla mia memoria per sempre, in quest'anno che spero di dimenticare, almeno un po', quando domani vedrò il calendario bruciare tra le fiamme,  ho capito una cosa su di me. 
Odio le definizioni. Sono sempre più convinta che definire sia limitare. 
Per anni ho voluto avere una caratteristica che avrebbe permesso alla gente di riconoscermi ovunque, o di avere un appellativo. 
Alic l'ottimista. Alic la pazza. Alic, quella che ha sempre le Converse rosse. Alic quella che indossa sempre un cappello blu. Alic, quella che se ne va in giro con il coprifronte di Itachi attaccato alla borsa. 
Qualcosa che mi distinguesse, anche qualcosa di stupido o inutile, da tutto il resto del mondo. Che mi individuasse come singola persona distinta da tutto il resto del mondo. 
Mi andava bene anche Alic la stronza. Mi stava bene anche Alic la puttana o anche Alic la suora. Mi stava bene tutto, purché servisse a distinguermi, a definirmi. 
Ora li odio. Gli appellativi, le definizioni, le caratteristiche. Le odio e le disdegno, sempre. 
Non voglio essere niente e nessuno, non voglio avere nessuna caratteristica peculiare, voglio essere indefinibile. Voglio essere tutto, e il contrario di tutto, voglio vivere i miei paradossi fino in fondo, cambiare e vivere tutto quello che posso in modo che uno che debba indicarmi non sia in grado di trovare una caratteristica che mi descriva senza, allo stesso tempo, sentire che io sono anzi tutto l'opposto. 
Però, prima, voglio ritrovare me stessa. 
Quindi, dopo aver mandato un gigantesco e liberatorio VAFFANCULO a questo anno di merda, ho solo un proposito per il 2017: trovare me stessa. 
Da lì in poi, spero di trovare la forza di volontà di fare tutto ciò che voglio. 

Sperando che la mia nuova testata prima o poi arrivi, che la mia crisi esistenziale abbia una fine, e che il restyle del blog con la sua nuova inaugurazione da parte di una Alic molto diversa da quella che sta scrivendo questo post, avvenga presto, vi saluto. 
Spero che tutti voi abbiate segnato l'URL nuovo perché non scriverò nient'altro fin quando non cambierò indirizzo. 

Detto questo, 
VAFFANCULO, 
Alic. 

domenica 17 luglio 2016

AVVISO IMPORTANTE per i lettori di Alic is here! Cambio URL

[EDIT 20 Ottobre 2016] Il blog resterà inattivo fino a data da definirsi. Scusate. T^T


Salve a tutti my dearest kureiji!
I lettori attivi del blog stanno diminuendo secondo dopo secondo e non vi biasimo, io per prima non sono attiva, ne qui sul blog ne sui blog della maggior parte di voi.
Potrei scusarmi ma non avrebbe molto senso e la mia nuova politica della "brutale sincerità" mi impedisce di farlo.

Ad ogni modo, l'AVVISO IMPORTANTE da cui il titolo è il seguente:

Alic is here! resterà inattivo fino a Ottobre

Domanda legittima: perché io mi sia disturbata a dirvelo se sono stata inattiva per periodi di tempo molto più lunghi senza mai avvisare e ricomparendo dall'Oltretomba con furore accampando scuse? 

A Ottobre il blog cambierà URL, diventerà alic.ishere.blogspot.it 
questo per avvisare chi di voi ha il mio blog nella propria lista di blog e che si troverà una pagina di errore se cliccherà lì. Ovviamente non dovreste avere grandi problemi a ritrovarmi googlando Alic is here! ma è sempre bene avvertire, dato che un paio di volte alcuni vostri blog mi sono scomparsi e ci sono rimasta malissimo u.u

Detto questo, la comunicazione è terminata. 
Vorrei finalmente riuscire a fare quei cambiamenti al blog che ho tra i buoni propositi per l'anno nuovo più o meno dal 2014 ^^". Ma di questo parleremo a Ottobre quando (spero) di rivedervi. 

E con cioè siamo alla fin del post. 

Love you all xoxo
Alic


sabato 2 luglio 2016

Mi voglio innamorare.

Non voglio innamorarmi sentimentalmente, trovare l'uomo dei miei sogni e partire per una schifezza romantica che mi faccia assumere una faccia da pescelesso con gli occhi a cuore. Non voglio questo, non ora.
Voglio innamorarmi di un'anima.
O di più di una se sarò così fortunata.

venerdì 24 giugno 2016

I paradossi che ti fanno uscire di testa

Negli ultimi mesi sono andata in giro ripetendo questa teoria a chiunque incontrassi, essenzialmente perché ho sempre sperato che raccontarla a qualcuno, sentire l'opinione degli altri al riguardo, mi avrebbe fatto trovare una soluzione.
Finora, non è successo.
In matematica, o in qualunque altro ambito della scienza, gli assurdi servono a falsificare qualcosa.
Se devo dimostrare che A è uguale a B, suppongo per assurdo che A e B siano diversi, svolgo i miei fantastici calcoli, trovo un assurdo. Questo assurdo falsifica la mia teoria iniziale che A e B sono diversi, motivo per cui deduco che A e B sono uguali.
E' un procedimento semplice.

sabato 23 aprile 2016

Letteratura.

Inizio a capire perchè li chiamano classici: perchè a distanza di centinaia di anni descrivono quell'assurdo essere chiamato uomo come nient'altro sarebbe mai in grado di fare. La letteratura non si prefigge l'obiettivo di spiegare o di conoscere l'uomo. Quella è impresa impossibile. Possono pensare di dedicarvisi solo coloro che non hanno mai davvero pensato a lungo all'essere denominato uomo, in quanto tale.
La letteratura racconta l'uomo. Non può spiegarlo, perchè è una cosa che non è possibile fare, non può capirlo perchè non c'è niente da capire, si può solo raccontarlo e farlo leggere ad altri uomini che di quella assolutezza entrano in contatto con una parte talmente infinitesima, che non si può nemmeno pensare di capirla o poter da essa intuire qualcosa.
Si riesce soltanto a rendersi conto di quanto si sia diversi, anche solo dopo una riga che si è letto, anche dopo che di libri se ne è letti fino a morire, senza però esser mai capaci di spiegare cosa sia successo.

sabato 27 febbraio 2016

Restyling - Recreating - Recharging - Regenerating of Alic & Alic is here!

Per essere sintetici, è da tanto che ho intenzione di operare un restyling del blog.
Ho commissionato la testata del blog a due mie fantastiche amiche, Lauh disegnerà il nuovo simbolo del blog (segreto) e Darzy invece lo digitalizzerà e comporrà la testata. Ovviamente non so quando tutto questo sarà pronto, si va da un minimo di due mesi a un massimo di un anno quindi non so ancora quando tutto questo succederà.
Dopo il mio post di Gennaio non ho più scritto altro per duemila motivi diversi, primo tra tutti che non avevo idea di cosa scrivere. Non fraintendetemi, sto scrivendo più di quanto avessi scritto da secoli, (aneddoto in arrivo) ma argomenti per il blog... nessuno.
Probabilmente non ne avrò per un po' quindi è probabile che mi vediate scomparire dalla circolazione (per questo il titolo del post) causa Secondo Semestre in arrivo Lunedì 29. Ingegneria non è difficile, è solo che se non ti chiudi in casa a fare l'eremita senza uscire, senza nerdare e senza fare altro eccetto studiare non riuscirai mai a superarla. Quindi, senza tanti discorsi, dovrò tornare a vivere la vita della studentessa disperata, fatemi un in bocca al lupo!

sabato 9 gennaio 2016

SHADOWHUNTERS: la serie tv

Vorrei fare un breve preambolo; può darsi che da questo mio post io sembri un'esaltata fuori di testa che non guarda alle cose con obiettività ma la verità è questa: sono STANCA della gente che mi vuole rovinare questa serie prima che sia andata in onda. Sì, io ho delle aspettative, ho delle grandi aspettative, l'attesa della serie mi ha fatto rivivere passo dopo passo tutta la trama e tutti i feels e sì, sì, mille volte sì, sembrerò un avvocato difensore perchè NESSUNO sembra interessato a dare una chance a questa serie, ma io invece voglio. E sono stanca di sentire persone che la criticano da qualunque punto di vista, a volte in modo anche un po' irrazionale. Quindi sì, non mi limiterò a dire ciò che ne penso, ma mi riferirò in particolare a tutte quelle persone che in questa serie non nutrono nessuna aspettativa. Non voglio offendere nessuno (e mi scuso in anticipo con le fans di Jamie Campbell Bower, non voglio che nessuno si offenda e non penso che nessuna di voi sia così infantile - anche se vi piace quello sgorbio :P - da offendersi per quello che dico, dato che non sono nessuno), voglio solo parlare in totale libertà e perchè no: sfogare un po' il mio disappunto. Detto questo, iniziamo col post.



Let's the fangirl explode!

venerdì 25 dicembre 2015

Sono arrivata.

Perché dire che sono tornata sarebbe sbagliato.
Ho riflettuto sul mio 2015 ed è l'anno più controverso che io abbia mai passato. Ma, a livello personale, è stato un vero fiasco. Ci sono state le cose belle, certo, le cose bellissime, ovviamente. Ma a livello personale, ho subito tanti piccoli colpi alla mia autostima, ho fatto tanti errori su cui ho evitato di concentrarmi, ho ricevuto tante delusioni su cui non mi sono fermata a riflettere e tutto questo mi ha lentamente logorato lo spirito e la determinazione.
Ho pianto più lacrime quest'anno di qualunque altro anno.
Non più.
Non sono qui a dire che da domani spaccherò i culi e abbandonerò le mie insicurezze per diventare la persona forte che tutti sembrano pensare che io sia. Non sarà così.
Mi sono solo stancata di dubitare di me.

venerdì 18 dicembre 2015

La verità.

La verità è che è stato fantastico.
La verità è che sono confusa. Come sempre nella mia vita. Vorrei poter smettere di pensare alle bolle di sapone che più sono grandi più in fretta scoppiano.
E poi la verità è che provo dispiacere. Perché ho perso. Perché ho fallito. Perché sto soffrendo e facendo soffrire. E poi ho paura. Paura di quello che succederà. Paura di sbagliare. Paura di aver preso la decisione giusta. Paura di avere qualcosa che non va.
La verità è che parlare non mi riesce. Scrivo, anche se sembra inutile. Anche se ci sono momenti in cui non dà sollievo. La verità è che vorrei riuscire a capire una volta per tutte cosa provo. Vorrei essere in grado di affrontare quello che succede senza dubitare così spesso di me, di quello che penso, di quello che può o non può rendermi felice. Vorrei essere assolutamente certa di quello che voglio.
La verità è che continuo a piangere e niente sembra poter farmi smettere.
La verità è che mi odio perchè non mi capisco. Anche se "la gente che non sa quello che vuole non vale niente", la verità è che io non so cosa voglio.
Magari non valgo niente, Magari è solo difficile accettare il dolore.

mercoledì 9 dicembre 2015

Esplodere.

Mal di testa. Di quello che ti ferma il respiro e rende impossibile esistere.
Non voleva piangere. Piangere è una cosa inutile. Osservò il buio all'interno della stanza incapace di decidere se facesse più male il nodo alla gola o quello alla testa. Buio. Che restituisce altro buio. Cambiare. 
Desiderava tanto cambiare... ricominciare da zero. Via il mal di testa, via le lacrime, via le insopportabili crisi di stress, via il suo ridicolo taglio di capelli. Via quel telefono con le notifiche incessanti. Via i social network e la dipendenza da essi. Via le persone che creano solo stress.
Cominciare di nuovo. Senza insicurezza. Senza tensione. Senza chiedersi ogni volta cosa il mondo si aspetti da te.