venerdì 30 dicembre 2016

Il mio gran (VAFFANCULO al) 2016

Iniziamo dalle cose importanti: non ho ancora cambiato URL del blog. Perché?
Perché quando cambierò l’URL farò anche il famoso restyling del blog, ma la mia nuova testata commissionata tempo fa a una mia amica non è ancora arrivata. Per essere ottimista potrei dire che arriverà al più presto alla fine di Gennaio. Al più tardi… mai.

Del resto è stato un bene che la testata non fosse pronta finora, perché il restyling del blog non sarà solo estetico ma ho intenzione di cambiare tante altre cose che vi saranno svelate in seguito e sicuramente non ero pronta a un cambiamento del genere, anche se ancora non lo sapevo quando ho scritto il mio ultimo post. 

Scrivo questo post adesso, perché le tre di notte del 30 Dicembre sembrano un buon momento per farlo. Scrivo questo post di sana pianta, dopo averlo scritto altre 9 volte e non averlo mai pubblicato, perché tutte le cose che devo dire sono troppe, davvero troppe e un post solo non mi bastava. Ne ho scritti tanti, il primo alla fine di Agosto: si chiamava "Una Nuova Era" ed era il post in cui parlavo di come tutto sarebbe cambiato da quel momento in poi, della nuova era di Alic is here!. 
Ne ho scritti altri otto e ho ricominciato a tenere un diario, perché lo scrivere post non mi bastava. soprattutto perché i post sono nati per essere letti, un diario no. 
Ma tanto, scrivo questo post come scriverei una pagina di diario, quindi fa lo stesso. Scrivo questo post, ignara di cosa ne verrà fuori, perché ho messo la mia playlist preferita di musica triste e se non scrivo immediatamente tutto quello che mi passa per la testa non finirò mai di piangere. Ho letto un po' di "Guerra e pace" due ore fa, per cercare di distrarmi, di liberare la mente, di dimenticare tutto e perdermi nei lunghissimi periodi di Tolstoj e nelle sue parole che sono sempre tante ma non sono mai abbastanza. 
Però non è servito. E allora, quando ho sentito come al solito l'impulso di dissolvermi in aria, mi sono messa a scrivere. Il caso vuole che sia proprio il giorno adatto per pubblicare il post sul 2016, quindi eccomi qui. 
Cosa voglio scrivere in questo post? Tante, troppe cose. Il mio cervello è silenzioso, eppure esplode per le troppe parole che ha bisogno di farmi dire. 
Il post sul 2016 doveva avere una struttura ben precisa, proverò ad attenermi a quello che avevo pensato, ammesso che il fiume di parole nella mia testa rallenti il suo flusso. E, se non l'ho detto prima, questo sarà un post lungo. Forse il più lungo della storia del blog. 
Iniziamo parlando del blog. Il mio 2016 comprende, contando anche questo, 7 post. SOLO 7 post, che sono più o meno uno ogni due mesi. Non solo: il mio primo post dell’anno è il post sulla serie TV di Shadowhunters su cui avevo un milione di aspettative ma che infine mi ha fatto schifo. Tanto. E non per gli attori, che sono fantastici sia nei ruoli che interpretano sia singolarmente da quanto ho potuto vedere sui vari social, ma per la storia e un altro milione di cose che andrebbero specificate in un post lungo mille pagine. Altri due post dei 7 famosi sono post di avviso di assenza, quindi in verità non parlano di niente. Quindi potremmo ridurre il numero a 4-5.
Continuiamo parlando del mondo. Da annoverare nella lista delle sciagure che hanno colpito il mondo quest’anno abbiamo terremoti e attentati terroristici che hanno condotto a un’infinità di morti, la Brexit in Inghilterra con tutto quello che ha comportato, la gente sui social che aveva da esprimere la sua opinione sulla Brexit, la morte di: David Bowie, Alan Rickman, Umberto Eco, Harper Lee, Prince, Giorgio Albertazzi, Carlo Azeglio Ciampi, Bud Spencer e, (per concludere un anno di merda) Corrie Fisher; l’uscita di tormentoni come “Andiamo a comandare” e la PPAP, l’uscita de “La Maledizione dell’Erede”, i jeans finti talmente pieni di buchi che mi chiedo sul serio per quale ragione la gente si disturbi ad indossarli e dopo la già citata Brexit, l’elezione di Donald Trump come presidente degli USA, e noi italiani, che in queste situazioni non sappiamo mai starcene buoni e zitti, non siamo certo stati da meno e abbiamo dato il nostro contributo con la vittoria del NO al referendum costituzionale. E forse sarebbe il caso di citare l’invasione a livello mondiale delle cosplayer di Harley Quinn dopo l’uscita di Suicide Squad.
Questa lista anche un po’ umoristica è, secondo me, un buon riassunto anche se molto approssimativo dei tanti disagi che abbiamo vissuto nel 2016, la maggior parte dei quali, purtroppo, destinati a portare le proprio conseguenze nel 2017. 
Classificando il 2016 come uno degli anni più distruttivi per il mondo, almeno da quando io sono diventata capace di intendere e di volere, veniamo adesso a parlare di me. Il mio fiume di parole scorre nella testa al suono delle note di Almost Blue. 
Onestamente non so da dove cominciare. 
Forse occorre cominciare dal 25 Dicembre del 2015. Un po' troppo indietro, penserete, invece no, perché è stato in quel giorno che ho scritto il post in cui ho maledetto il 2015, classificandolo come il peggiore anno mai vissuto a livello personale. 
Piccola ingenua me: il meglio doveva ancora venire. 
2016, l'anno peggiore di tutta la mia vita. Ho scoperto che l'essere umano non si disidrata poi così facilmente: con tutte le lacrime che ho versato quest'anno, che hanno doppiato se non oltre quelle che avevo versato l'anno scorso, non mi sono ancora dissolta in uno sbuffo di cenere... purtroppo, per fortuna, non lo so, ma più di una volta, mentre mi disperavo nel tentativo di contenere i singhiozzi, ho tentato proprio di fare quella fine lì. Piangere al punto di non essere più in grado fisiologicamente di produrre lacrime. 
Comunque, non è successo. Così ho potuto ripetutamente inondare il mio cuscino. 
Quest'anno per me è iniziato con la consapevolezza di aver mandato il primo semestre del primo anno di università a puttane. Lo so che questa storia l'avete già sentita, ma il VAFFANCULO nel titolo non è scritto tutto maiuscolo a caso. 
In parte è stata colpa mia, diciamo il 90%. Il 10% invece, è stata colpa dei professori che ho avuto, e del fatto che ho passato le prime 3 o 4 settimane di lezione a combattere per ottenere un posto per terra. Dopo questa consapevolezza è arriva la sessione, che come sapete è andata male. E qui, la colpa è al 100% mia. Della mia pigrizia, della mia demotivazione, della mia inesistente forza di volontà, alla cui assenza sono così assuefatta, dopo 20 anni, che a volte mi dimentico di questo vuoto. Poi è colpa del fatto che l'università è dura, che sei da solo, e che soprattutto, sei solo un povero palle di cui non frega nulla a nessuno. 
Crescendo in realtà piccole qualche definizione te la porti sempre appresso. Io sono stata per un bel po' una secchiona. Per qualche anno l'appellativo mi stava anche bene, gli anni in cui ho imparato di più, gli anni in cui ho capito chi sono. Poi però, ho vissuto di rendita. Certo mi spaccavo sui libri giorno e notte senza la possibilità di crearmi una vita, ma se anche un giorno andava male, avevi sempre i precedenti infiniti giorni in cui le cose erano andate bene. Se anche smettevi di studiare perché ti stufavi, come ho fatto alla fine, la sufficienza era una certezza, sempre. L'università è un mostro che ti divora l'anima solo per un 18 dopo che hai bocciato dieci esami. 
Ho iniziato l'anno con una motivazione che è durata più o meno due nanosecondi. Poi si è dissolta. La mia autostima era in frantumi, le mie certezze erano crollate. Per un po' ho tenuto duro, grazie anche all'inizio delle lezioni. Ma poi è arrivata la sessione estiva, il primo esame passato e poi di nuovo il buio. Nei tre mesi del secondo semestre, l'insonnia che mi perseguita dall'anno scorso si era un po' attenuata, anche se poco. Poi è tornata. 
Non posso dire di aver mai avuto un buon rapporto col sonno, fin da neonata odiavo dormire. Forse ho dormito bene solo finché in quarta elementare non ho scoperto i libri. Da lì in poi, il sonno ha rappresentato solo e soltanto un nemico, qualcuno che veniva a privarmi della cosa che amo di più al mondo. Poi sono arrivate le medie e ho iniziato a capire che senza dormire era piuttosto difficile studiare, ma non ho mai sopportato la routine, quelle cose di svegliarsi sempre alla stessa ora, andare a dormire sempre alla stessa ora, dormire almeno 8 ore a notte... C'erano persone, là fuori nel mondo, in grado di dormire solo 4 o 5 ore per notte, e io perdevo ogni giorno, 4 ore in più di loro in quella cosa inutile chiamata dormire. In 4 ore si può fare qualunque cosa. Perché loro si e io no? Perché io dovevo perdere ogni notte 4 ore in più degli altri? 
Allo stesso tempo però la mattina è sempre stata un incubo. Perché la sera, andare a dormire, sembrava un attentato. La notte è sempre stata il mio habitat, il momento in cui tutti sono incoscienti, e la mia anima solitaria gioiva di questo momento e non voleva rinunciarci. Ho passato notti in bianco infinite, a leggere libri che ora sono pezzi di me, a guardare serie tv che ancora oggi mi emozionano, a piangere ore interminabili dopo la fine di un anime troppo bello per essere descritto a parole. E mi stava bene, perché ero io a sceglierlo, ero io ad odiare il sonno, ero io ad essere, consapevolmente, un animale notturno. 
Ma quest'anno no. 
Quest'anno non si è trattato di scegliere di restare sveglia a leggere, o a guardare serie TV o a guardare anime: quest'anno si è trattato di essere stanchi e una volta al letto disperarsi perché non riesci a prendere sonno, si è trattato di toccare il cuscino esausta e iniziare automaticamente a piangere perché il cuscino riscuoteva tutte le mie ansie, tutte le mie insicurezze, tutte le mie angosce e vergogne, le concentrava in una bomba e me le spediva sotto forma di lunghissime e infinite crisi di pianto che solo all'alba si placavano e mi concedevano finalmente il sonno che non era mai ristoratore. E al mattino, dopo una notte del genere, con un'assenza cronica di forza di volontà pensare di alzarsi era impossibile. Per cosa poi? Al suono della sveglia la mia mente si destava (il mio corpo no) e iniziava a figurarsi la giornata che aveva innanzi: e ogni volta, a ogni singolo suono della sveglia, non c'era mai UNA sola ragione che mi spingesse e lasciare il letto. 
Per giorni e giorni ho passato tutto il mio tempo sul letto. Se non dormivo mi sparavo qualche stagione di Scrubs, mi drogavo di articoli motivazionali su internet, cercavo trucchi e magie che potessero fare in modo che cambiassi vita e minuto dopo minuto, la mia vergogna verso me stessa aumentava, la mia autostima sprofondava sempre più. A sera mentivo a chi mi chiedeva che avevo fatto. 
Quando qualcuno mi chiedeva come stavo rispondevo "bene", perché sforzandomi, le crisi iniziavano e finivano nel letto, prima di addormentarmi. Vivevo la mia vita come meglio potevo, mentivo per non sentirmi dire "non hai forza di volontà" o per non far preoccupare la gente intorno a me. Mentivo per non essere sempre la solita che si lamenta 24 ore al giorno della sua vita e parla solo di se. Mentivo perché la mia famiglia non aveva certo bisogno di preoccuparsi anche delle mie seghe mentali. Sono andata avanti così, guardando Scrubs, spulciando tutto l'internet, ascoltano i migliori discorsi di Les Brown, iscrivendomi alle newsletter di siti di self-improvement, scrivendo sulla carta la mia nuova routine, bellissima e perfetta che già sapevo non avrei mai potuto ottenere, mi drogavo come meglio potevo di tisane rilassanti prima di toccare il letto, nella speranza di dormire. Meditavo, spegnevo i dispositivi elettronici due ore prima di dormire, facevo tutto il necessario per dormire, ma non dormivo. Le mie coinquiline ci scherzavano su perché mi avevano conosciuto quando non dormivo per scelta e non si rendevano conto che a ogni battuta io mi sentivo sempre peggio. 
Ma non era solo lo stare male in sé, era la consapevolezza che fosse tutta colpa mia. Che stessi male solo perché non avevo e non avevo mai avuto forza di volontà, che stessi male perché mi sentivo una fallita, che stessi male perché nei miei milioni di paradossi non riuscivo a trovare neanche mezza certezza a cui aggrapparmi, neanche un punto intorno a cui far gravitare tutto il resto, niente di certo. 
E allo stesso tempo c'era il circolo vizioso secondo cui mi sentivo una fallita perché non riuscivo ad avere la volontà neanche di alzarmi dal letto al mattino, e quando non mi alzavo mi sentivo un'inetta, e la notte non dormivo perché avevo le mie solite crisi, e la mattina non mi alzavo perché non c'era mai una buona ragione per farlo e così via. E quando provavo ad accennare qualcosa alle persone intorno a me diventavano improvvisamente tutti saggi esperti di chissà cosa, tutti pronti a giudicare e/o a dire che avevano capito qual era il mio problema, che dovevo solo fare così o fare cosà, o che dovevo solo aver forza di volontà. Ma non era neanche per questo, era per la vergogna che provavo verso me stessa che tutto questo restava chiuso e sigillato nel mio cuore di metallo. Era per il senso di colpa di "stare male" senza una ragione quando la mia vita è fantastica e ci sono miliardi di persone che stanno peggio di me, era per la certezza che se stavo male era solo colpa mia. 
Alla fine, però non ce l'ho fatta più. Dopo 7 mesi di vita di merda sono andata dalla mia dottoressa accennandole il mio problema con il sonno: in fondo, mi sembrava quello il punto di partenza, anche perché la vita e l'università andavano avanti che io stessi male o meno, e non avevo tempo di prendermi un periodo di pace in cui analizzare la mia situazione, fuggire in un luogo isolato ed eremitico e passare almeno un mese in solitudine senza vedere ne sentire nessuno solo a meditare e a trovare quella maledetta forza di volontà che fin da quando sono nata, qualcuno ha dimenticato di darmi. 
Ma la cura non ha fatto effetto, ed abitare a Pisa avendo una dottoressa che fa ambulatorio a Volterra nei giorni in cui hai lezione non è una cosa semplice. Ho lasciato stare. Poi, a Ottobre, non ce l'ho fatta più di nuovo, mi sono alzata dal letto alle 7 senza aver chiuso occhio neanche un secondo e sono tornata dalla mia dottoressa, le ho spiegato la situazione e lei mi è piombata tra capo e collo con una diagnosi che mi ha spiazzato completamente dal mondo: depressione. 
E fu così che, dopo aver iniziato a odiare ogni contatto umano, dopo aver iniziato a ignorare i miei amici, dopo essermi allontanata il più possibile senza destare sospetti, dopo essere stata dieci mesi a evitare contatti con chiunque, specialmente con gli sconosciuti, dopo essere inorridita per la totale mancanza di voglia nonché nausea all'idea di andare al Lucca comics, proprio io che lo aspettavo ogni anno in gloria (alla fine ci sono andata ovviamente, perché l'avevo promesso tanto tempo prima a mia sorella) ho fatto la mia prima visita psichiatrica. 
E da allora, sono in cura con gli anti depressivi più leggeri esistenti, perché io ancora stento a credere di essere effettivamente depressa e ci sono giorni in cui continuo a credere che sia solo colpa mia se sono stata male. Una prima cura per curare l'insonnia non ha funzionato mentre adesso, in teoria, la cura funziona. Questa notte è un'eccezione. 
Ho parlato al passato, ma questa crisi esistenziale non è ancora finita. Sto ancora male. 
Ovviamente molto meno, non avevo più crisi di pianto da quasi un mese ormai, ed era un grande traguardo, ma questa notte ormai è andata così. 
Ad oggi, ancora non sono riuscita a parlare con nessuno della mia così detta depressione, se non con il mio psichiatra che è la persona più adorabilmente adorabile di questo mondo. 
Ogni volta immagino la pietà negli occhi della gente, o l'indifferenza, o chissà cosa, ci vedo rispecchiata la mia vergogna e non ne parlo. 
Le persone con cui ho provato a parlarne mi hanno deluso. Sono sicura di stare facendo un torto alle persone che ci tengono a me, e che vorrebbero aiutarmi ma sono sempre io, non ce la faccio proprio a chiedere aiuto. Non ce la faccio proprio a mettermi a raccontare la mia vita del cavolo. Sto zitta e continuerò a stare zitta, chiedo scusa a chi, se gli avessi fatto intuire qualcosa, mi avrebbe aiutato, ma se avessi voluto aiuto da una qualunque tra le persone che conosco l'avrei chiesto. 
Non ho voluto parlare con nessuno e non voglio parlare con nessuno. Voglio scrivere, perché scrivere mi libera della fiumana di parole che mi scorre nel cervello e non devo aspettare gli interventi del mio interlocutore. Scrivo perché quando scrivo ci sono solo io. Io e le parole che mi investono come un treno in corsa. 
In questa crisi esistenziale ho cercato di ritrovare me stessa in tanti modi: ho riletto tanti libri che avevo dimenticato di amare, ho guardato e pianto per Scrubs non so quante volte ormai, ho riletto tutti i miei post. Dal primo all'ultimo. Ho riletto le Cronache del Mondo Emerso, perché non tanto per il libro in sé, ma per il periodo in cui l'ho letto, forse, mi ha cambiato la vita. 
Mi sono accorta di alcune cose, in primo luogo del fatto che ci sono alcune persone di cui sento davvero la mancanza. Voi lettori del blog per esempio. Jaqueline è riemersa dopo tanto tempo grazie al cielo ma un miliardo di altri di voi sono scomparse. Ilia è tanto tempo che non frequenta più i blog, e scusandomi per il comportamento che ho avuto con Juss ho provato a scriverle un messaggio ma non ho avuto risposta. Immagino che siano entrambe arrabbiate con me e mi dispiace. 
Tohru ha eliminato il suo blog e non ho la minima idea di come fare a rintracciarla e a dirle che mi manca un sacco. Sheryl è scomparsa anche lei nella spirale infinita, così come Marten/Jordan/Kree che non sento da una vita ma che a rileggere i suoi commenti sui miei vecchi post mi manca un casino. Così un sacco di altre blogger che a lungo ho considerato mie carissime amiche e che a lungo mi hanno fatta sentire apprezzata con il loro commenti, sono scomparse. 
Ho riletto di quando io e An dovevamo incontrarci e non mi importa se tra 10 anni o tra 20 o chissà quando, ma deve succedere. Magari non ci sentiremo più, magari una delle due perderà la passione per la scrittura (ma sarà mai possibile?!) ma ci incontreremo. L'ho scritto. 
Ho riletto di quando ero veramente un calcio nelle ovaie, ho riletto di me come non mi ricordavo mai, post che a rileggerli ora vorrei tornare indietro e prendermi a pugni in faccia, e mi sono chiesta come, proprio a quel tempo, tante di voi perdessero tempo a leggere i post di una tale cretina. 
Ho riletto Cronache del Mondo Emerso e mi ha scosso di nuovo, anche dopo 8 anni. Ho riletto tanti tanti tanti libri che mi hanno di nuovo emozionato come non mai. Ho letto Io prima di te, e prima o poi vi scriverò anche la recensione, trovandolo bellissimo da così tanti punti di vista che mi sono quasi persa. 
Ho visto l'intera saga di Star Wars amandola fino alla follia, incapace di capire come avessi potuto vivere finora. Ho riletto i miei diari, che ho tenuto dalla seconda media fino a praticamente sempre, e ho riso di me, ma ho trovato la bambina che sono stata tanto tempo fa, ingenua e dolce sotto certi punti di vista. 
Ma niente di tutto questo, niente di tutto quello che ho fatto per ritrovare me stessa mi ha portato a capire chi sono io. 
Però in quest'anno, in quest'anno di merda, di vera merda, in quest'anno che vorrei cancellare dalla mia memoria per sempre, in quest'anno che spero di dimenticare, almeno un po', quando domani vedrò il calendario bruciare tra le fiamme,  ho capito una cosa su di me. 
Odio le definizioni. Sono sempre più convinta che definire sia limitare. 
Per anni ho voluto avere una caratteristica che avrebbe permesso alla gente di riconoscermi ovunque, o di avere un appellativo. 
Alic l'ottimista. Alic la pazza. Alic, quella che ha sempre le Converse rosse. Alic quella che indossa sempre un cappello blu. Alic, quella che se ne va in giro con il coprifronte di Itachi attaccato alla borsa. 
Qualcosa che mi distinguesse, anche qualcosa di stupido o inutile, da tutto il resto del mondo. Che mi individuasse come singola persona distinta da tutto il resto del mondo. 
Mi andava bene anche Alic la stronza. Mi stava bene anche Alic la puttana o anche Alic la suora. Mi stava bene tutto, purché servisse a distinguermi, a definirmi. 
Ora li odio. Gli appellativi, le definizioni, le caratteristiche. Le odio e le disdegno, sempre. 
Non voglio essere niente e nessuno, non voglio avere nessuna caratteristica peculiare, voglio essere indefinibile. Voglio essere tutto, e il contrario di tutto, voglio vivere i miei paradossi fino in fondo, cambiare e vivere tutto quello che posso in modo che uno che debba indicarmi non sia in grado di trovare una caratteristica che mi descriva senza, allo stesso tempo, sentire che io sono anzi tutto l'opposto. 
Però, prima, voglio ritrovare me stessa. 
Quindi, dopo aver mandato un gigantesco e liberatorio VAFFANCULO a questo anno di merda, ho solo un proposito per il 2017: trovare me stessa. 
Da lì in poi, spero di trovare la forza di volontà di fare tutto ciò che voglio. 

Sperando che la mia nuova testata prima o poi arrivi, che la mia crisi esistenziale abbia una fine, e che il restyle del blog con la sua nuova inaugurazione da parte di una Alic molto diversa da quella che sta scrivendo questo post, avvenga presto, vi saluto. 
Spero che tutti voi abbiate segnato l'URL nuovo perché non scriverò nient'altro fin quando non cambierò indirizzo. 

Detto questo, 
VAFFANCULO, 
Alic. 

17 commenti:

  1. Ciao.
    Di solito sono un lettore, più che commentatore. Giro spesso per i blog e ogni tanto capito qua. Mi piace molto leggere quello che scrivi; mi rendi partecipe di tutto ciò che descrivi.
    Però dopo un post come questo non potevo non uscire un poco dall'ombra silenziosa con cui di solito leggo.
    Quindi per quello che vale, per quel poco che un commento striminzito possa significare: tu hai un dono prezioso. Scrivi bene.
    Scrivi per sentirti bene, scrivi per essere triste e dare libero sfogo alle cose che ti circolano dentro; scrivi per noia, per passatempo, perché ti piace, perché sei arrabbiata o felice; o per il semplice gusto di farlo.
    E lo fai benissimo.
    Mi piace leggere il tuo blog.
    Volevo dunque solo dirti questo: che nel mare panicoso (del tutto normale. Non sei la prima né sarai l'ultima) in cui ti trovi adesso, una piccola luce, una tua piccola spada con cui combattere, ce l'hai.

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    1. Solo grazie.
      Immagino tu sappia quanto si cela dietro questa parola.

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  2. Questa é una notte prima di un esame per me, non ho finito di studiare il programma ma questa non é una novità ormai al mio tredicesimo esame.
    Ma io studio Filosofia, la studio a Palermo e questo é quanto dire. Forse dovremmo apprezzare un po' di piú le coccole che i professori ci riservano, l'esser chiamati per nome, salutati per strada o nei corridoi. I sorrisi, l'umanità.
    Forse dovremmo disprezzare un po' la consapevolezza che usciti da qui saremo ancora piú vulnerabili di com'eravamo quando siamo entrati.
    La Verità, quella che tutti quei maledetti filosofi cercano, é che nessuno crede in noi al punto da esigere quello che una volta Immanuel Kant avrebbe chiesto al piú somaro dei suoi studenti.
    Non siamo piú i tributari di nulla, se non del nostro poderoso ego.
    Tocco con mano, giorno per giorno, cosa significhi vivere in un mondo cosí pluriforme e tuttavia pregno dell'idea che la sola scienza sia quella positiva ed essere tuttavia una studentessa di filo-sofia.
    Ma a chi serve, poi, lo statuto di scienza? Ci ha portato qui, questa scienza di fatto, dove tu hai riassunto tra lacrime e insonnia.
    Sono tante le cose di cui potrei parlarti mia cara vecchia amica. Ma oggi dovrei scegliere il silenzio e lasciare che l'eco delle tue parole risuoni dentro me, inadatta cassa di risonanza.
    Sono figlia e schiava della notte, come te, io c'ero quando ci entusiasmavamo con poco.
    Qualcosa per caso mi ha condotta da te questa notte e nonostante non avrei il diritto di uscire dall'anonimato, nel mio fiume di parole mi sono già compromessa, sono io ad essere dispiaciuta.
    Per tutto.
    Perché mi sono allontanata da questo mondo a cui sentivo di appartenere per cercare qualcosa che non so in un luogo che non mi dà pace.
    E sono tante le storie che vorrei raccontare ma che ho dimenticato di voler fare.
    Giace qui, nel blog che piú ho amato, nell'amica che piú ho sentito vicina in questo spazio, la mia anima di scrittrice...

    «E tacendo mi feci a considerare la stoltezza dei mortali, che la parte piú nobile della natura disprezzando, si perdono in mille e vane speculazioni, e quel che dentro se stessi trovar potrebbero van cercando al di fuori»

    Con Amore
    ILIA

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    1. A saperlo, che in questo modo tornavi, scrivevo questo post un duecento giorni fa, diciamo :')

      Bentornata a te che non mi abbandoni mai.
      Ilia forse io, facendo quello che ho scelto di fare, mi sono scavata la fossa da sola. Forse è che ho sbagliato a pensare di voler intraprendere la carriera di ingegnere e lasciare che tutte le mie altre passioni venissero dopo. Ho scelto così perché ho considerato che tra tutte, dovevo cominciare dalla più difficile per me. E allora per prima ho scelto ingegneria.
      Ma il problema principale che c'è a ingegneria, è la mancanza di persone degne di essere conosciute e la sovrabbondanza di persone che, come dici tu, considerano la sola scienza quella positiva. E vivo, circondata da persone che criticano, giudicano e considerano sciocco studiare o interessarsi a qualcosa di "non positivista". E io mi batto e cerco di intavolare discussioni che sono sempre insoddisfacenti e mai intellettualmente stimolanti, con chi viene considerato importante perchè fautore del progresso, e cerco in ogni modo di far capire che non esiste qualcosa di meno importante di altro, che fare ingegneria o medicina non è più importante di studiare lettere e filosofia.
      Ma sono conversazioni senza capo nè coda, come quelle che faccio con la gente che senza rendersi conto della gravità di quello che sta dicendo afferma che "non gli piace leggere". Capisco la vostra preoccupazione per la fine del percorso di studi e non mentirò: mi sento sempre, in qualche modo, in difetto, perché se anche ho scelto una facoltà difficile è pur sempre una cosa che mi dà una certezza.
      Per questo suggerirei a te, e a tutti gli altri come te che seguono corsi di studio non prettamente "positivisti" di andare in giro a testa alta, in questa società che vi disdegna, perchè è proprio in società come queste che sono contenta che qualcuno si dedichi ancora a studiare filosofia, storia o lettere.
      E mi dispiace che la tua anima di scrittrice giaccia qui, perché ogni volta che leggo le tue parole mi sembrano sempre troppo poche. Ma sono contenta lo stesso perchè almeno, una volta ogni tanto, le posso leggere.

      Ti ringrazio, per aver commentato questo post che per me è così importante.
      Ti chiedo, quando incontrerai qualcuno che ti dice che studiare filosofia è inutile, di rispondergli con le parole dei filosofi: forse non servirà a convincerli del contrario, ma avrai pur sempre insegnato qualcosa a qualcuno.

      Con tutto l'amore possibile,
      Alic

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  3. A quanto pare questo è stato un anno di merda anche per te! Perfetto, meglio di cosi non poteva andare.
    Forse posso capire come ti senti, proprio nel mio ultimo post (o dovrei dire primo?) ne ho parlato. Però che dire, non ero a conoscenza di questi tuoi pensieri e non sai quanto mi faccia male non essere stata qui per aiutarti e supportarti. Non mi aspettavo neanche di venire nominata, è stata una sorpresa dolce-amara, ma essere messa nella lista degli "scomparsi" non ha fatto altro che aumentare ancora di più la mia voglia di tornare a scrivere e a farmi sentire. Credo tu sappia che (sto per dire quelle classiche parole, ma le penso veramente!) se vuoi parlare io sono qui.
    Sapendo che apprezzi i piccoli gesti voglio lasciarti (per oggi) facendoti scappare un sorriso: quando in quest'ultimo anno e mezzo pensavo al blog, a quanto volessi scrivere e a quanto mi mancasse parlare con voi altri...beh, tu probabilmente sei la cosa che mi è mancata di più!
    Ti voglio bene Alic, non ti lascio più andare

    e ovviamente VAFFANCULO!

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    1. Sheryyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyllllllllll 😍😍 Welcome back sweetie!!
      Non sai quanto sono contenta che sei tornata!!
      Non vedo l'ora di avere un po' più di tempo per leggere il tuo post e darti un gran bentornata.

      GRAZIE è il commento più dolce che qualcuno mi abbia lasciato ❤. Ti voglio bene anche io, non vedo l'ora di tornare attiva anche io.
      xoxo
      Alic

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    2. P.s. Sono da cellulare e ho avuto qualche problema di autenticazione. Ma sono sempre io.
      Alic :)

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  4. Maremma maledetta, ecco cosa succede a lasciare sole le blogger XD
    Maledetti blocchi alle connessioni in ufficio!
    Mi impegno di più, promesso!!! E te smettila di lamentarti, va' fuori, esci, picchia qualcuno (anche me se hai bisogno), sfogati, e poi boh. TVB.

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    1. Ahahahahahaha Fannes :'D.
      Stop complaining è tra i buoni propositi per il 2017.
      Per picchiare qualcuno non sono molto in forma. Te sei un po' lontano per picchiarti, poi con tutte le flessioni che fai mi sa che non mi conviene xD.
      Ad ogni modo, GRAZIE, come sempre.
      E tivvubbì anche a te :*

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  5. Oddio Alic sapessi quanto mi sei mancata ! Mi dispiace di aver letto solo ora questo post ... mi sarebbe piaciuto esserti conforto per quanto questo sia possibile ... A dire il vero avrei voluto esserti vicino per tutti quei mesi ! Posso soltanto dirti una cosa : ce la farai , io lo so perché sei una delle persone migliori che io conosca e che ho stimato e stimo tutt'ora. Mi è mancato tantissimo parlare con te . Essere nominata in questo post mi ha commosso ,perché ci sono state infinite volte in cui ho voluto contattarti e parlare di qualsiasi cosa.
    Ti voglio tanto bene e ti lascio la mia mail , così almeno avremo la possibilità di sentirci più spesso :anto.fairychemical98@gmail.com (Sorvola sulla mia e-mail stupenda xD)

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    1. Tohruuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu <3
      Quando ho visto l'email del tuo commento sono esplosa di gioia, chebbello risentirti!
      Grazie per la mail, appena finisce stammerda di sessione ti contatto :*
      La tua email è molto bella invece, aspetta di vedere la mia x'D
      Grazie di essere tornata da me, e per il fantastico commento che mi hai lasciato, anche io ti stimo e ti voglio un mondo d bene.

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  6. Cara Alic, come sempre mi trovo a leggere i tuoi post, rispecchiandomici troppo.
    Non pensare affatto che io e quella biiip (<3) di Ilia siamo arrabbiate con te, anzi! Sappiamo tutti che è sempre colpa sua OHOH.
    A parte gli scherzi (?) e tornando al post, mi dispiace che del tuo periodo giù, dello stress, del sonno mancante, mi dispiace di tutto, davvero, e credimi quando dico di aver passato qualcosa di, non uguale ma, simile.
    Per tutti sono quella che molla e me l'hanno rinfacciato con così tanta foga, e cattiveria direi...per spingermi ad andare da una psicologa? Wow,voi sapete proprio come parlarmi! E questo è solo l'inizio di un percorso pieno di buche e lotte contro me stessa che sto affrontando ormai da tre anni, dopo due cambi di università, tre città e la forza di volontà ancora una volta inesistente perchè la sessione attuale è andata a farsi fottere (non sono neanche riuscita a sedermi per l'esame che me ne sono scappata).
    Non sono qui per fare la vittima, come credo di aver fatto spesso nella mia vita e nel mio breve periodo da blogger (faccio schifo a scrivere, anche se pensavo di riprendere), ma solo per dirti che non sei sola e che insisto affinchè un weekend che sono a Pisa ci prendiamo una cioccolata insieme uwu Ti devo più di un abbraccio e devo spiegarti perchè, per quanto voglia bene a Ilia, la sfotto sempre c:
    Per il resto, combatti, non arrenderti, tira fuori il leone che è in te e che mostri a noi con ogni tuo post.
    A presto~

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    1. Juuuuuuuussssssssss!!!!!!
      Grazie, ti giuro mi dispiaceva tantissimo per come mi sono comportata TT^TT
      Sono contenta che non ce l'avete con me :3
      CI sono un milione e mezzo di cose che devo dirti, in risposta a questo commento, ma prima di tutto (dato che sono dal telefono e il mio nome è in codice) ti devo chiedere se puoi lasciarmi un indirizzo email a cui contattarti! Così è più facile prendere cioccolate insieme!! :3
      Poi Grazie di tutto, delle parole incoraggianti e delle parole in generale che mi hai scritto, mi ha fatto un piacere immenso sentirti!
      Mi sto impegnando davvero per tirare fuori la bestia che è in me, sono passati solo due mesi (in verità non ancora) dalla fine dell'anno X, ma nonostante tutto il mondo umore è già migliorato. Tutte le energie che riesco a rubare all'università le dedico al miglioramento e alla ricerca di me stessa, spero di poter dire, alla fine di Dicembre, chi sono davvero, e spero che quella persona sia all'altezza di tutti voi :*

      Per lo scappare da un esame, bhe, io sono inesperta e ho alle spalle un solo anno di università, ma la cosa che ho imparato a fare meglio è ritirarsi dagli esami senza neanche provarci. Ogni semestre però faccio un elenco di tutte le cose che ho sbagliato e di cosa devo migliorare, spero di poterle mettere in pratica a Marzo e riuscire ad abbandonare questo vizio.
      Ce la faremo entrambe.
      Non vedo l'ora di avere un secondo per parlarti quattr'occhi, ma nell'attesa di lascio un bacio virtuale
      X,
      Alic

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  8. Ciao. Ti seguo da poco e forse non avrei nemmeno il diritto di scriverti queste parole (perciò ti chiedo scusa in anticipo), ma appena ho letto questo post mi sono venuti i brividi e mi sono commossa.
    Leggendoti, nelle tue parole mi sono rispecchiata molto. Vorrei dirti che ci sono passata anch'io,e tutt'ora ci sto passando, nella tua situazione e ti capisco in pieno. E' degradante vivere un momento in cui tutti ti guardano stare male e le uniche cose che riescono a dirti, convinti di poterti aiutare miracolosamente sono un ''mi dispiace'' o un ''vedrai che andrà meglio'' perché non capiscono assolutamente cosa voglia dire non avere le forze di alzarsi dal letto. Ma che vuoi farci, fin quando hai una gamba rotta sei giustificato, mentre se piangi un paio di lacrime no.

    L'unico consiglio utile che posso darti per affrontare questi momenti di buio, anche se non è del tutto funzionante al 100%, è quello di concentrarti al massimo sulle tue passioni più grandi, anche se è dura, anche se non hai voglia, sopratutto se non hai voglia. Leggere libri, guardare serie tv, fare tutto ciò che ti rende o ti rendeva felice ti fa riprendere contatto con il mondo, anche solo per poco. Ovviamente, ci saranno delle volte in cui l'unica cosa che vorrai fare è piangere e mandare a fanculo il mondo come in questo caso è inevitabile. Ma ti assicuro che col tempo queste volte diventeranno sempre più sporadiche, e ritroverai un certo equilibrio.

    Un altro consiglio è quello di non fare troppo affidamento sui farmaci. Personalmente, non mi sono mai fatta vedere da uno psichiatra proprio per evitare di dover stare attaccata alle pasticche per tutta la vita. Quello che sto per dirti sembra una frase fatta tremenda ripresa da facebook, ma è la verità: l'unica che può migliorare la tua vita sei tu con le tue sole forze, non sono le medicine, non sono i discorsi motivazionali trovati su internet, non sono le pubblicità che inneggiano al rimedio definitivo per tutti i tuoi problemi. Sei solo tu. Il cambiamento non lo troverai da nessuna parte se non in te. Dedica più tempo alla tua relazione con te stessa dopotutto sarà la relazione che durerà di più nella tua vita, devi averne cura.

    E ora, dopo questo poemone non richiesto da una sconosciuta qualsiasi, vorrei solo dirti che adoro quello che scrivi e non vedo l'ora che tu ritorni a farlo (spero succeda presto).

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    1. Ciao e grazie infinite del tuo commento! <3
      Davvero non potete sapere quanto mi renda felice vedere che qualcuno si disturba a leggere le mie parole e a commentarle *^*

      Per quanto riguarda i medici, io faccio parte di una famiglia che non nutre nessuna fiducia nè in psicologi nè in psichiatri ma posso dirti una cosa, farsi vedere da qualcuno di esterno, anche per poco, raccontare per filo e per segno la tua situazione sentendosi dire "non preoccuparti è una cosa che si risolve" e sapere che hai qualcuno su cui contare totalmente per farti accompagnare nella risoluzione di un problema aiuta moltissimo. In generale poi gli psichiatri non danno mai farmaci a lungo termine, anzi, spesso quando si ricorre a un medico di base per paura di farsi vedere da uno psichiatra finisce che davvero i farmaci proposti danno dipendenza. Lo psichiatra invece ti dà una cura, un trattamento che è sempre temporaneo, che gradualmente ridurrà fino a smettere. Sinceramente io sto per finire la mia cura e a breve inizierò a diminuire con i farmaci ma il fatto è che bisogna partire da qualcosa. E se non si ha la forza per farcela da soli, se non si riesce a trovare nessun appiglio a cui aggrapparsi nella vita reale, allora è necessario agire a livello chimico. Nel momento in cui il tuo morale migliora allora puoi riprendere in mano la tua vita, ricordarti cosa ti piace e perchè, e trovare la forza di andare avanti in un momento buio durante il quale si dovrà trovare un appiglio alla vita che ci sostenga quando non lo faranno più i farmaci.
      Ovviamente poi ogni persona è diversa e ogni esperienza è diversa, ma almeno per il momento io non posso che santificare il mio psichiatra, anche solo per il fatto di essermi stato a sentire, e di avermi detto, con solo la sicurezza che una lunga esperienza può dare "tranquilla che si risolve".

      Detto questo grazie infinite comunque per i tuoi consigli e grazie mille per i complimenti, spero che anche la tua situazione si risolva passo dopo passo e che possiamo entrambe tornare a vivere alla grande.
      Con affetto
      xoxo
      Alic

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    2. Figurati! Grazie a te per avermi risposto!

      Hai perfettamente ragione sul fatto che bisogna partire da qualcosa, e in fin dei conti se questo ti ha aiutato e ti sta aiutando tanto, allora va bene così, è ciò che funziona per te ed è solo questo l'importante!

      Sono sicura al 100% che entrambe riusciremo a fare il culo a questo ostacolo, così come tutti quelli a venire!

      A presto :)

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